In breve

Facile salita sulla cima del Tovo, rocca che si erge sul Pian della Mussa. L’itinerario attraversa il selvaggio Vallone di Saulera, lungo il Sentiero del cacciatore.


Partenza

Indicazioni

Dal piazzale nei pressi delle Grange della Mussa, di fronte alla Trattoria Bricco, attraversare il ponte sulla Stura e costeggiare sulla destra un gruppo di case bianche (Villa Sigismondi). Il sentiero sale in direzione sud-est fino a incontrare una deviazione segnalata da paline. Prendere la traccia a sinistra, che sale ripida in mezzo a vegetazione piuttosto fitta. Superato un breve traverso ascendente, in circa 1h si giunge a all’ampia radura erbosa di Pian Saulera, dove si incontra sulla destra l’Alpe Saulera.

In prossimità dei casolari, attraversare il rio e percorrere il prato in direzione nord-est, verso un evidente palo con tacche bianche e rosse. Con un breve saliscendi si supera un costone erboso per poi iniziare la salita verso il Colletto del Tovo (2216 mt).

Giunti al colletto, abbandonare il sentiero principale per prendere un’evidente traccia che sale verso nord sull’ampio pendio del Tovo e che conduce in brevissimo tempo alla cima dove si trova una piccola croce. Da qui si può ammirare il panorama su Bessanese, Ciamarella, Uja di Mondrone, Monte Rosso, sulle cime che circondano il Vallone di Saulera e sul Pian della Mussa.

La discesa avviene sullo stesso itinerario fino all’Alpe di Saulera. Tenere alla propria destra il rio che passa in prossimità degli alpeggi e risalire lungo il sentiero per 150 metri fino a incontrare una traccia sulla destra, segnalata da un paletto. Percorrere il tratto prima in falsopiano e poi in discesa, incontrando la deviazione per il Colle Sud del Tovo, indicata da paline. Ignorare la deviazione e continuare a precorrere in discesa il sentiero 218A, fino a raggiungere il bivio incontrato alla partenza, poco dopo il gruppo di case bianche. Da qui si prosegue lungo l’itinerario di salita.

Curiosità

Leggenda narra che nei pressi dell’Alpe Saulera, una domenica, il migliore cacciatore di camosci di Balme cercasse inutilmente di cacciarne uno, il quale tuttavia pareva immune ai suoi colpi. Dopo un folle inseguimento, il camoscio cadde finalmente a terra morto, ma orami il sole era alto in cielo e l’ultima messa a Balme era terminata. Invaso dai sensi di colpa per non aver svolto il suo dovere di cristiano, il cacciatore si caricò il camoscio sulle spalle e cominciò a scendere verso il Pian della Mussa, provando a ogni passo maggiore fatica. “Sei pesante come il Diavolo!” gridò a un certo punto il cacciatore buttando a terra la bestia. In quel momento il camoscio si rianimò e si rivelò al cacciatore come il Demonio, desideroso di prenderne l’anima. Questo, sentendosi perduto, cominciò a pregare San Giorgio di proteggerlo; in compenso lui avrebbe fatto dipingere sulla parete esterna della chiesa di Balme un affresco che ricostruisse l’accaduto. Il cacciatore allora fece ritorno a Balme, salvo ma impaurito, ringraziando il Santo; del camoscio-diavolo, invece, la leggenda non narra che fine abbia fatto.

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  • Cai Lanzo