In breve
Itinerario ad anello tra i comuni di Ceres e Cantoira che permette di raggiungere il Santuario di Santa Cristina, arroccato su una rupe a 1340 mt di quota, al limite della cresta spartiacque tra la Val d’Ala e la Val Grande.
Partenza
IndicazioniDal Campanile di Santa Marcellina, raggiungibile con una scalinata dal parcheggio sottostante, scendere lungo la via centrale del paese (Via Roma) fino a incontrare sulla destra una deviazione segnalata con paline. Imboccare dunque la strada asfaltata a destra e percorrerla fino a quando il fondo diventa sterrato; poco dopo si incontra sulla destra il sentiero per il Santuario che sale ripido nel bosco.
Il sentiero taglia perpendicolarmente una carrareccia in più punti, raggiungendo prima le abitazioni di Pian di Ceres, poi la Cappella della Peste e la Cappella degli Angeli. L’itinerario prosegue nel bosco giungendo al Col Balance e da qui in 15 min alla scalinata che conduce al Santuario. Dalla rupe, verso ovest, si può godere dell’ampio panorama sulla Val Grande, mentre verso est lo sguardo si perde sulle basse Valli di Lanzo, con l’Uja di Calcante che spicca in lontananza. A sud invece si scorgono le cime iconiche della Val d’Ala, con la Bessanese e l’Uja di Mondrone,
L’anello prosegue verso Cantoira, scendendo lungo una caratteristica scalinata in pietra che si addentra nel bosco. Seguire in discesa il sentiero 301 che taglia in più punti una carrareccia fino a raggiungere, sulla destra, il Sentiero Natura Val Grande. Percorrerlo fino a incontrare, poco prima della strada provinciale, un sentiero che risale nel bosco fino al cimitero di Ceres. Dal cimitero proseguire lungo la strada asfaltata che sale a destra e continuare dritto lungo un sentiero panoramico sull’abitato di Ceres, che in poco tempo riporta al Campanile di Santa Marcellina.
Curiosità
Cappella della Peste
La Cappella della Peste fu costruita intorno al 1575, anno in cui la peste colpì le Valli di Lanzo, proprio per assistere alla messa senza incorrere nel rischio del contagio; questa infatti è situata nel bosco, fuori dal centro abitato, e le sue dimensioni sono estremamente ridotte proprio per contenere al suo interno soltanto il sacerdote celebrante, mentre i valligiani assistevano alla messa sparpagliati sull’erba, per evitare qualsiasi contatto tra loro. Nella Cappella della Peste sono conservati pregevoli affreschi, opera di Giovanni Oldrado Perini (Perino) della Novalesa. I dipinti rappresentano: sullo sfondo, sopra l’altare, la Vergine in trono che allatta il Bambino e a lato un giovane vestito da paggio in atto di offrirle un libro, che si presume essere il figlio del committente (Pietro Castagneri). Sulla parete sinistra sono raffigurati San Giovanni Battista e San Michele Arcangelo. Sulla parete destra invece troviamo Santa Cristina, la Trinità (Dio Padre che regge il Cristo crocifisso, sul quale si posa la Colomba dello Spirito Santo) e Sant’Antonio Abate. A sinistra della predella sulla quale poggia il trono della Vergine vi è un’iscrizione che attesta le realizzazione di tali affreschi nel 1577, da parte del Perini della Novalesa, per volontà di un certo Pietro Castagneri. Tali affreschi sono oggi protetti da una cancellata in ferro, che chiude frontalmente la cappella.
Santuario di Santa Cristina
Il Santuario dedicato a Santa Cristina fu invece edificato nel 1440, prima come modesta cappella, poi ampliata nel XVI secolo e costituita a santuario nel XVII secolo. Nel Trecento pare però che esistesse già un pilone votivo dedicato alla martire, sorto in seguito all’apparizione di Santa Cristina a un pastorello: ancora oggi lo si può scorgere all’interno della cappella, alla destra dell’altare.
All’ingresso si può ammirare un portone in legno a pannelli, scolpiti con scene del martirio di Santa Cristina, mentre sulle pareti al suo interno sono conservati circa cento ex-voto dipinti, risalenti ai secoli XIX-XX, e alcune tracce di affresco, una delle quali rappresenta una Madonna in trono con Bambino, con accanto Santa Cristina. Si narra che in passato il Santuario fu oggetto di un contenzioso tra i comuni di Ceres e Cantoira; a quest'ultimo andò la proprietà della cappella, mentre la rupe rimase ai ceresini.